PERCHE’ NON MI E’ PIACIUTO “ASPETTANDO GODOT” DI BECKETT

Conosco ahimé molto bene quella vita messa in scena ogni giorno e da tempo ho abbandonato la strada dell'attesa forse proprio grazie anche al messaggio di Beckett del quale ho visto tempo fa "En attendant Godot" seppur, come avrete capito, non mi sia piaciuto. Penso che sia solo una differenza di linguaggio e di canale di ascolto che non mi ha fatto apprezzare il suo stile seppur io sia in pieno accordo con il messaggio che vuole dare. Ho utilizzato il "suo suggerimento" in maniera concreta da quando mi sono buttato sulla strada della battaglia per ottenere quello che prima solo mi aspettavo. E' una strada faticosissima ma dà molta più soddisfazione che restare in attesa in effetti. Questo mi rendo conto mi ha portato fuori da molte cose del mondo ma devo dire che non mi mancano perché sono cose che in fondo distraggono solamente da quello che è veramente importante. Forse Beckett dovrebbero vederlo in molti ma mi permetto di dire che da solo non basta: la mia "opinabile opinione" è che Beckett da solo lascia un senso di angosciosa amarezza. Una volta presa consapevolezza della stagnazione nell'attesa serve uno stimolo ad andare oltre, per raggiungere una possibile dimensione diversa. Oserei dire una dimensione di felicità o perlomeno, una dimensione dove è possibile infilare in quel nostro bagaglio chiamato "vita" alcuni momenti di felicità....vera.
Il messaggio che dà Beckett - a mio avviso - andrebbe completato ad esempio insieme a qualche lettura che mi hanno consigliato, che ho letto e che ora mi permetto di consigliare anche io. E ci metto il semplicissimo "Fish" di Spencer Johnson insieme a "Le vostre zone erronee" di Dyer oltreché "A che gioco giochiamo" di E.Berne e anche il mitico "Un altro giro di giostra" Di T.Terzani.....

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