La grave malattia del pensare (un capitolo dal Papalagi)

Papalagi è il resoconto sugli usi e i costumi dell'uomo bianco (il papalagi, appunto), fatto da Tuiavii, capo indigeno delle isole della Samoa, dopo un suo viaggio in Europa agli inizi dello scorso secolo. Qui sotto il capitolo sulla "grave malattia del pensare".

Quando il Papalagi pronuncia la parola «spirito», i suoi occhi si fanno grandi, rotondi e fissi; gonfia il petto, respira profondamente e si erge come un guerriero che ha battuto il nemico. Perché è particolarmente orgoglioso di questo «spìrito». Qui non si tratta dello spirito grande e potente che il missionario chiama «Dio», di cui noi tutti non siamo che una povera immagine, ma del piccolo spirito, quello che appartiene all'uomo e che fa i suoi pensieri. Se da qui vedo l'albero di mango dietro la chiesa della missione, non entra in azione lo spirito, perché lo vedo soltanto. Ma se riconosco che è più grande della chiesa della missione, allora ciò è spirito. Quindi non devo solo vedere qualcosa, devo anche sapere qualcosa. Il Papalagi esercita questo sapere dall'alba al tramonto. Il suo spirito è sempre come un tubo di fuoco carico o come un amo gettato.

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